''Il colore è lo sforzo della materia per diventare luce'' G. D'Annunzio
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domenica 1 gennaio 2017

STEP 22'-L'ARCHITETTURA E IL BLU ALICE

The Shard of glass in London di Renzo Piano  soprattutto in alcune ore del giorno rimanda al Blu Alice.
‘Il cristallo inclinato riflette la mobilità del cielo. Il colore dello Shard cambia durante il giorno a seconda della luce. Partecipa al respiro della città’.
Nasce dall’idea che ‘l’architettura non può esistere senza NARRAZIONE, POESIA, INTELLIGENZA, CREATIVITÀ, INVENZIONE’.
Una specie di città verticale con uffici, negozi, un albergo, abitazioni, una galleria panoramica a 360° mozzafiato ed una ‘meditation room’, la stanza più alta d’Europa per ‘guardare lontano sia fisicamente che metaforicamente’.
"Il colore è lo sforzo della materia per diventare luce''
(G. D'Annunzio)
 Lo Shard diventa allora lo sforzo della luce di diventare colore.


 Un libro:
Editore: Abitare, Corriere della Sera
A sinistra Renzo Piano, A destra bozzetti dello Shard in Blu Alice

sabato 24 dicembre 2016

STEP 23-IL BLU ALICE, UN COLORE SELVAGGIO

Facendo riferimento a quanto scritto nell'approfondimento sul colore selvaggio e sull'antropologia culturale siamo alla ricerca di un sistema per il quale il Blu Alice possa essere ''selvaggio''.

Diverse culture, soprattutto quelle Occidentali, hanno in comune il concetto di ultraterreno e nello specifico la speranza del Paradiso.
Ad accomulare i tanti Paradisi ultraterreni, da quello cristiano a quello buddista, è il colore con cui questo viene rappresentato.
Provando a immaginare il Paradiso lo immaginiamo come un luogo aereo, dove il colore predominante è in tinta azzurra chiara come il Blu Alice.
Un esempio  è la città di Chefchaouen in Marocco. La città è famosa in tutto il mondo per le sue pareti blu chiare.  La singolare tinta dei muri di Chefchaouen non nasce per fini estetici ma pratici e tradizionali. Furono i profughi ebrei nel 1930 a dare questo colore alla città. Gli ebrei considerano il blu, con tutte le sue sfumature tra le quali il Blu Alice, il colore del cielo e del Paradiso.
Chefchaouen e le sue pareti in Blu Alice


approfondimento natalizio

Parafrasando la lezione di Vattimo sul' Antropologia culturale teorizzata da Lévi-Strauss cerchiamo di capire cosa significa un colore selvaggio.
Un colore assegnato ad un sistema o ad una società in maniera 'non logica' è un colore selvaggio.
Altra caratteristica fondamentale è che questo colore debba essere assegnato a più culture, se identifica lo stesso sistema.
Un esempio, che ci può chiarire le cose,  è il colore tradizionale del Natale. Il rosso è il colore selvaggio del Natale, anche se cercassimo una spiegazione sarebbe difficile trovare il perchè proprio il rosso rappresenti il Natale in così tante culture.
Ma ciò che fa del rosso un colore selvaggio è la sua ''multuculturalità natalizia''. infatti per tutte le società  il rosso è il colore del Natale e svolge la stessa funzione!
Lévi-Strauss, antropologo, psicologo e filosofo frncese.
Bruxelles-28 Novembre 1908; Parigi-30 Ottobre 2009


CON QUESTO APPROFONDIMENTO AUGURO IL BUON NATALE A TUTTI I MIEI LETTORI

domenica 18 dicembre 2016

IL MOSCHINO PENSIERO


Moschino è stato uno stilista VARIOPINTO, NON MONOCROMATICO, come ad esempio Valentino, folgorato dal Rosso o come Armani, affascinato dal suo ricorrente Nero.
Rettifico. Approdato alla moda, per caso, dopo aver frequentato l’accademia delle Belle Arti di Milano, amava definirsi ‘pittore, decoratore’, non stilista.

La sua moda così colorata esprimeva la gioia di vivere.
Ma mi piace Moschino sopratutto per la sua ‘filosofia’ rivoluzionaria'', il suo essere nel sistema, contro il sistema.
Ha capovolto infatti regole, codici, schemi.
Fonda la sua Azienda nel 1983..’gli anni 80’.
Sono gli anni della corsa al successo, in cui si impone un nuovo modello di femminismo.
Si afferma una immagine di donna rampante ed ambiziosa, ‘in carriera’, che acquisisce potere e compete per l’affermazione lavorativa e per una sempre maggiore indipendenza.
Gli anni 80 segnano un momento nodale anche nella storia della moda.
Il denaro e il successo infatti condizionano l’affermazione di uno stile caratterizzato dalla esagerazione, dall’ostentazione, dal lusso eccessivo.
''DRESS FOR SUCCESS'' era il motto.
Moschino infrange tutto questo.
Era irriverente verso il mondo che amava ma che riteneva troppo superficiale.
 Ricorreva a messaggi shock per esprimere il suo pensiero.

GLI SOGAN:

‘Stop the fashion system’

‘Chi sfila avvelena anche te. Digli di smettere’.






La sua pubblicità anticonformista  attacca la pubblicità stessa.
‘Attenzione. La Pubblicità può causare seri danni al vostro cervello e al vostro portafoglio’.
Rielabora in chiave pop capi classici, con dettagli irriverenti o utilizzando materiali non preziosi per abiti fintamente opulenti.
Dissacra e irride l’iconico tailleur di Chanel utilizzando forchette e cucchiai al posto dei bottoni.
Sul classico ‘tubino’ stampa, in modo che sia ben visibile, il prezzo: ‘costo 2 milioni’.
La signora bon ton viene rappresentata con al braccio una teiera.
Rifugge il puro edonismo.
‘Copio e dissacro gli stilisti altrui, racconto quello che succede, tentando di capire le motivazioni della gente’.
Ancora di più mi piace Moschino per i valori sociali che ha generato nel mondo frivolo della moda, per il suo impegno contro il razzismo, contro la droga e a favore del pacifismo e dell’ecologismo.

‘Essere alla moda vuol dire essere coscienti del male che si può far alla natura. La natura è meglio della couture’.

Nell’89 una sfilata fu interrotta da un suo video ‘Fashion blitz’ per promuovere le pellicce ecologiche.
Una volta dichiarò ‘occorre lasciare totale libertà di scelta a coloro  he desiderano vestirsi. le impostazioni sono bandite. Quel che si usava l’anno scorso, se ti piace, si userà anche quest’anno e il prossimo..’
..Di certo, tali affermazioni dovevano suonare davvero dirompenti nell’effimero mondo della moda!
Mi piace Moschino perché i suoi modelli e il suo stile, attraverso il sorriso, fanno pensare e riflettere.
Franco Moschino muore all’età di 44 anni nel 1993.

La sua Maison, anche senza la sua mente geniale, ha continuato ad affermare il suo stile irriverente, provocatorio e stravagante.

mercoledì 7 dicembre 2016

lunedì 21 novembre 2016

Jackson Pollok. E' giusto dare un senso alla sua arte?



Girovagando nell'infinito mondo della mia camera mi sono imbattuto in uno dei tanti libri che contribuiscono ad aumentare l'entropia di questo posto.
Come non poteva, il mio occhio non cadere su quel fantastico colore che è il blu alice ?


Jackson Pollok #3, 

Jackson Pollok,Male and Female,1942, olio su tela,
Philadelphia, Philadelphia Museum of Art
Le reazioni ad un quadro di Pollok sono molteplici. si passa dallo stupore assoluto a cercare un senso dell'opera.
Poi si arriva allo stra-cult ''lo potevo fare pure io!".
Queste domande hanno in generale poco senso davanti alle opere dell'artista americano e aimè sono poste da chi non ha voglia di indagare a fondo,  pensare fuori dai noiosi schemi che l'arte figurativa ci ha imposto, almeno fino al 19esimo secolo.














Probabilmente le migliori risposte che possiamo avere ce le può dare direttamente l'autore.
Le parole di Jackson Pollok:

''I think they (the public) should not look for, but look passively - and try to recive what the painting has to offer and bring a subject matter or preconceived idea of what they are to be looking for.. and I think the unconsciousness drives do mean a lot in looking at paintings.. I think it should enjoyed just as music is enjoyed  - after a while you may like it or you may not. But it doesn't seem to be too serious. I like some flowers, and others, others flower I don't like. I think at least it gives - at least give it a chance''


''The modern artist is living in a mechanical age and we have a mechanical means of representing objects in nature such as the camera and photograph. The modern artist, it seems to me, is working and expressing an inner world -  in other words- expressing the energy, the motion and the other inner forces... the modern artist is working with space and time, and expressing his feelings rather than illustrating''


domenica 13 novembre 2016

approfondimento step 13b: i tipi di conoscenza

ci sono principalmente due tipi di conoscenza. Piramidale o Poligonale.
la differenza non è minima ed è il motivo per cui ognuno di noi ragiona in maniera diversa dall'altro.
Per spiegare questa teoria dobbiamo immaginare una piramide formata da punti (le informazioni utili) collegati medianti  le sinapsi del nostro cervello.




In questa piramide tutte le nostre conoscenze sono legate al vertice ma non sono collegate tra loro.
Nel caso in cui dovessimo arrivare  ad una informazione alla periferia del nostra piramide saremmo costretti a partire per forza dal vertice.
Nel caso in questione il vertice è il colore blu alice , l’output è il fumetto. Nella malaugurata ipotesi che dovesse venire meno una delle sinapsi tra  input e output non saremmo mai capaci di raggiungere alcun risultato.
E se si saltasse la sinapsi principale? non saremmo più capaci di raggiungere alcun obbiettivo.
Watchmen, DC COMICS,  di Alan Moore step 11, alternativa
Ora immaginiamo un poligono di n lati. i vertici di questi poligoni sono le informazioni utili i lati sono le nostre sinapsi.ora immaginiamo che tutti i punti sono collegati tra loro attraverso sinapsi ponte.
Se ad uno di questi spigoli noi poniamo l’input ed ad un altro il nostro output avremo sempre            n*(n-1)/2 modi di raggiungere l’obbiettivo. se una sinapsi dovesse saltare avremmo ancora           n(n-1)/2 -1 modi di arrivare ad un risultato utile.

questo rende il ragionamento molto più fluido e veloce e se siamo in grado di costruire un poligono di n lati infiniti non solo non ci sarà alcun muro alle nostre ricerche ma saremo anche in grado di ricordare persone, libri, testi in maniera più veloce e efficace. non attraverso la conoscenza diretta ma attraverso una serie di rimandi e suggestioni che stimolano le nostre sinapsi.


Alberto step 11

TAURO, VIGNETTA 13, auto blu, informazione alternativa per la ricerca